Il diktat per l’Inter per la stagione 2022/23: trattenere Ivan Perisic

L’11 maggio 2022, non sarà mai una data qualunque per i tifosi dell’Inter. Dopo due ore intense di partita, il campo ha emanato il suo verdetto. L’Inter si è aggiudicata la Coppa Italia e stavolta ha prevalso lei e non la Juventus, come invece era capitato nelle uniche due finali disputatesi tra di loro, nella storia della coppa nazionale. Roma per una notte non si è tinta di giallorosso o biancoceleste, ma di nerazzurro. Quel nerazzurro che ha spazzato via il bianconero, per la seconda volta in quattro mesi; considerando anche la Supercoppa Italiana del 12 gennaio. E forse non è finita qui: in base a come andrà il campionato, può esserci nuovamente Inter-Juventus in supercoppa. Ma tutto è ancora in divenire. L’uomo copertina del match, è indubbiamente Ivan Perisic. Il club di via Durini ringrazi il Bayern Monaco per aver rinunciato a lui in quel settembre 2020, rifiutando di riscattarlo.

Sulla fascia sinistra, comanda lui: Ivan Perisic

Se c’è un balcanico che in questa stagione ha faticato un po’ per farsi notare (Dzeko), c’è ne è un altro che invece è ormai nel cuore dei tifosi dell’Inter. Si può dire – comparando il recente passato con l’attualità – che dopo Stankovic, è lui forse il calciatore slavo determinante per Inzaghi e per l’Inter. Parliamo naturalmente, di Ivan Perisic. Grazie alla sua duttilità e specialmente a un fattore essenziale nel calcio – essere ambidestro – diventa una pedina fondamentale per chiunque allenatore e per la sua Croazia. Titolare inamovibile infatti, nella Nazionale con la maglia a scacchi. Velocità, progressione, dribbling nello stretto e in campo aperto: descrivono appieno Perisic. Uno dei pochi calciatori a non peccare di una caratteristica che più o meno accomuna un po’ tutti coloro dell’ex Jugoslavia: la discontinuità.

La sindrome degli slavi: la discontinuità

Una sindrome di cui è immune Perisic a quanto pare, uno dei pochi a non soffrirla. Rammentiamo alcuni passati ad Appiano Gentile negli anni e che l’hanno patita: Jovetic e Ljaijc soprattutto. Meteore che non hanno lasciato un segno indelebile nella Milano nerazzurra, anzi si sono dimenticati di loro in fretta. Chi la soffre sovente e sono nella rosa dell’Inter, sono Brozovic e Dzeko. Capaci di perfomances straordinarie e poi perdersi grossolanamente. Per la serie, Dottor Jekyll e Mister Hyde. La loro carriera avalla questa tesi. Perisic è l’eccezione che conferma la regola – compagno di squadra di Dzeko anche ai tempi del Wolfsburg – se da giovane era discontinuo, ad età matura la costanza è cresciuta sempre di più. A confermare ciò: Gosens (sembra ancora un nerazzurro di Bergamo, piuttosto quello di Milano) ad oggi è un oggetto misterioso. Un altro tedesco che per ora non ha lasciato particolari tracce; sul punto più alto del podio c’è e ci sarà sempre Podolski. E se Gosens non si è mai davvero visto, è grazie a Perisic: a suon di prestazioni di livello, la fascia sinistra è di sua proprietà. E’ ignaro il suo futuro, ma se il presente recita questo, l’Inter dovrebbe ponderare bene il da farsi.

 

 

 

Alfonso Infantino

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