Bilancio al 30 giugno 2022, la perdita d’esercizio è di 120 milioni di euro

Con l’estate ormai alle porte, parte il toto-calciatori da accollare a ogni squadra, anche quello più assurdo che non rientra nelle strategie reali. L’Inter dopo aver salutato Perisic, si prepara a piazzare qualche colpo per puntellare una rosa già competitiva di suo. Una rosa – come dimostrato nella stagione da poco conclusa – che sia all’altezza su tutti i fronti. Il club non presenta questi problemi, anzi ha già una squadra che non ha niente da invidiare con altri top club. Ciò che serve forse, qualcuno che porti in squadra: carisma, personalità ed esperienza. Elementi tanto necessari quanto essenziali, per lottare e vincere; in Champions League è fondamentale. Sennò il Real Madrid non vincerebbe quattordici Champions League nella sua storia, una ragione forse ci sarà. La fortuna c’è e ci sarà sempre, ma non è solo quella.

Per sistemare la rosa, occhio al bilancio. I conti tornano?

Al margine del consiglio di amministrazione radunatosi martedì, l’Inter ha ratificato il bilancio trimestrale al 31 marzo 2022. Bilancio che presenta le seguenti voci: proventi incrementati del 20%, grazie agli addii di Hakimi e Lukaku e al ritorno del pubblico allo stadio (in cassa risultano 40 milioni di euro in più). Svalutati crediti per 23,4 milioni di euro, relativi agli sponsor concordati con società orientali, le quali hanno mostrato inadempienze nel loro settore. Una situazione che presagisce un esercizio commerciale targato 2021/22 al prossimo 30 giugno, ancora con un passivo. Stavolta intorno ai 120 milioni di euro, dodici mesi fa erano addirittura 246 milioni di euro. Progressi insomma ci sono stati, la perdita d’esercizio è calata di 126 milioni di euro; non è il massimo ma è già qualcosa.

Nuovo settlement agreement come sette anni fa?

L’Inter dal canto suo aveva addirittura immaginato che arrivasse a un passivo di 100 milioni di euro, rispetto a come prevedeva si ritrova invece 20 milioni di euro in più in cassa. L’idea resta ugualmente ridurre ancora questa spada di damocle, per essere in regola nei parametri dettati dalla Uefa e dall’arcinoto fair play finanziario: quest’ultimo oggetto ancora misterioso per molti club, altrimenti non si spiegano certe cifre folli. Per far quadrare il tutto, probabile che il club di via Durini chieda un altro settlement agreement alla Uefa, una sorta di compromesso. Rammentiamo che l’Inter ha già formulato e presentato questo accordo nell’estate 2015. Settlement agreement che i nerazzurri hanno già mostrato nel documento contabile agli azionisti martedì stesso. Vedremo il da farsi.

 

Alfonso Infantino

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